Esthergarvi

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AZOTO SAN SALVADOR SUONERIA SCARICARE

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    Una siringa. Lo sconosciuto stava cercando di piantargliela in gola.

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    La punta acuminata, gocciolante liquido, era pericolosamente vicina al suo volto. Si dibatteva. Lacrime di rabbia gli sgorgarono dagli occhi.

    Non era sopravvissuto all'incidente, non era sfuggito alla morte per finire in quel modo, su quella squallida scala. Ma Nathan aveva già premuto a fondo il pistone, iniettandogli la maggior parte del liquido.

    Ormai era fuori questione arrivare in città a piedi. Una vocina gli suggeriva che i due individui non erano gli unici. Doveva essercene un terzo, fuori ad aspettarli con una vettura. Chi erano? Che cosa volevano da lui? Le chiavi di un'auto con il marchio della Land Rover, ma soprattutto una tessera magnetica, un apriti sesamo che gli avrebbe permesso di lasciare l'ospedale senza farsi notare. Della quindicina di veicoli parcheggiati, tre erano Land Rover. Due bianche, una color kaki.

    Premette il pulsante di sblocco automatico delle serrature sulla chiave. Fu una delle vetture bianche a rispondere al segnale. Sembrava tutto tranquillo, solo una neve sottile ma fitta turbinava nel fascio dei fari. Ce l'aveva fatta. Non sapeva spiegarselo, ma il suo corpo aveva reagito senza cedere, il suo istinto l'aveva salvato.

    Qualcosa di simile a un miracolo. E le stesse domande continuavano a tormentarlo: chi erano gli aggressori? Loro ne sapevano più di lui stesso, sulla sua identità? Il corpo scosso da tremiti, Nathan si stava avvicinando alla foresta di pini che costeggiava la strada. Distinse una forma scura che si stagliava fra i tronchi degli alberi. Un'altra 4x4, a fari spenti, nascosta al limitare della foresta.

    Il terzo uomo non doveva essere lontano. In agguato. Ritrovare la calma. Non farsi notare. Fermamente deciso a capire quali segreti nascondeva il suo passato. Nathan guardava le prime gocce di pioggia primaverile che si abbattevano sul parabrezza del taxi che lo portava a tutta velocità verso il suo passato. Diciotto ore. Era il tempo che gli ci era voluto per arrivare in Francia.

    Dopo aver scartato l'opzione, che gli era parsa troppo pericolosa, di prendere un aereo a Hammerfest, aveva viaggiato senza trovare ostacoli fino alla città di Alta, duecento chilometri più a sud. Aveva lasciato la 4x4 in prossimità dell'aeroporto e si era imbarcato sul primo volo con destinazio- ne Oslo, da dove aveva raggiunto Parigi sul finire della giornata. Nathan si rigirava nervosamente tra le dita il mazzo di chiavi. Gli aggressori erano là ad aspettarlo? Sicuramente no.

    In ogni caso, non poteva permettersi di lasciar perdere quell'appartamento, che costituiva il solo collegamento con la sua vita di prima. L'angoscia per quello che ci avrebbe trovato lo rodeva. A cosa somigliava il suo universo? Forse era un semplice pied-à-terre, se viaggiava spesso. Cercava di immaginarselo Mobili, oggetti, libri e la musica che amava ascoltare, un odore diverso da quello del reparto di neuropsichiatria che si sentiva sulla pelle.

    Gli sarebbe ritornato tutto in mente in un colpo solo, nel momento stesso in cui avrebbe varcato la soglia di casa. Ne era convinto. Tuttavia avrebbe dovuto raddoppiare la prudenza. L'inverno non sembrava aver allentato la presa sulla città, ancora intorpidita dal freddo. La gente camminava nei viali grigi, strizzando gli occhi per proteggersi dai morsi del vento e della pioggia.

    Nathan si sorprese a scrutare le facce. Se mai avesse riconosciuto suo padre, un amico, una compagna Era arrivato. Gli abbaini più alti del palazzo borghese di sei piani sembravano toccare la notte violacea. Niente codice numerico d'accesso.

    A che piano abitava? A guisa di portachiavi, un piccolo astuccio di plastica azzurra conteneva un pezzo di cartoncino logoro. Sotto il suo nome scritto in grassetto, gli apparvero dei segni consunti: cinque destra. Aveva trascurato quel dettaglio. Il respiro era regolare. Si sentiva meglio, le angosce si erano tramutate in ondate di eccitazione. Nessuna traccia di effrazione. Tese l'orecchio, tutto sembrava calmo. Il cuore gli batteva all'impazzata. Stava davvero per rientrare a casa sua. Trasse un ultimo respiro, e fece tintinnare le barre d'acciaio.

    Un istante dopo, la porta si apriva senza rumore sull'oscurità. Doveva aver tolto la corrente prima di partire. Mentre avanzava al buio, poteva sentire il lamento delle assicelle del parquet che scricchiolavano a ogni passo. Dall'eco, il posto gli sembrava molto più grande di quanto avesse immaginato.

    Fece scorrere le mani sulle pareti lisce fino a incontrare la scatola del contatore elettrico. C'era qualcosa che non andava. Il corridoio Pareti bianche, vergini. Non un mobile, non un oggetto, non una foto. Ad eccezione di un materasso e di un telefono, quell'appartamento era vuoto come il suo cranio del cazzo.

    Stava soffocando, impantanandosi nell'incubo La sua corsa ebbe termine davanti a un grande specchio che troneggiava, provocante, sul caminetto del soggiorno. Adesso capiva. Non era riuscita a trovare nessuno, ed era quella l'informazione che non poteva passargli senza rischiare di provocare un nuovo trauma.

    Era la sola ragione tangibile. Ma lui, chi era? Nel guardarsi attraverso gli occhi umidi, aveva la sensazione che il suo essere si decomponesse, si frammentasse come una mostruosa deformità. Nathan cadde in ginocchio, una mano contratta sul ventre, l'altra appoggiata al pavimento Aveva voglia di vomitare. A ogni crampo i muscoli del collo si tendevano come cavi d'acciaio. Moriva dalla voglia di tornare da dov'era venuto, là dove niente avrebbe potuto più raggiungerlo, nelle profondità del coma.

    Quella notte fece un sogno. Un bambino è seduto tra i suoi giocattoli sparpagliati. Un gatto gli si strofina contro.

    Senza una parola, senza emozioni, il bambino afferra una lama e pugnala l'animale alla testa. I miagolii di terrore trasportano allora Nathan nella notte di un deserto di sabbia dal quale sorgono creste di roccia nera.

    Donne e uomini dal corpo nudo e scarnificato, che tengono delle fiammelle al riparo del cavo delle mani, lo fissano gemendo, il viso rigato di lacrime, le dita magre protese verso di lui. Abbassando gli occhi, scorge il proprio torso aperto in due, da cui si riversano fuori nere interiora palpitanti. Il vento soffia, sollevando ondate di sabbia in una tormenta color ocra; appaiono i contorni pigmentari di luce di una sagoma avvolta in un mantello, che mormora il suo nome. Nell'istante in cui cerca di raggiungerla, la figura gli sfugge.

    Erano quasi le nove. Il primo pensiero fu per gli uomini che gli davano la caccia. Passarvi la notte era già stato un errore pericoloso, gli rimaneva poco tempo per ispezionare il posto prima di fuggire di nuovo. Dopo aver controllato la ferita superficiale che si era inflitta alla mano, prese dalla sacca dei vestiti puliti: jeans, T-shirt a maniche lunghe e scarpe da ginnastica, poi decise di rimettersi al lavoro.

    Quattro stanze bianche, parquet a croce e caminetti in marmo nero. Un posto luminoso, piacevole. Le domande si accumulavano. Da dove cominciare? Il telefono. Si diresse verso il corridoio. L'apparecchio funzionava anche come fax e aveva una segreteria telefonica. Non c'era alcun messaggio. Alcune cifre apparvero all'istante sullo schermo a cristalli liquidi. Un attimo, per favore Il contenuto del messaggio che sfilava sul display gli ricordava che la Orkyn era una società di servizi di lusso, che offriva appartamenti e case in affitto, limousine con autista Doveva essersi rivolto a loro per affittare quell'appartamento.

    Il mio nome è Falh. Potrebbe ricordarmi la data esatta in cui è stato firmato il documento e anche la data di scadenza? Non potrebbe passare dall'agenzia? Sentiva le dita dell'interlocutore pestare nervosamente sulla tastiera del computer. Ecco, ho sotto gli occhi il suo dossier È stato anche pagato un acconto extra di euro per le spese telefoniche.

    Orkyn Rive Gauche le augura un piacevole soggiorno a Parigi. Perché aveva speso una fortuna per quell'affitto, quando era sul punto di partire per la spedizione nel giro di qualche settimana?

    Era tempo di fare due chiacchiere con quei signori. Rispose una ragazza. Buon giorno. È urgente. Sono spiacente, purtroppo è impossibile contattarlo. Lei è stato largamente risarcito. Non l'hanno informata? Senta, signor Falh, non mi renda le cose più difficili Il signor Roubaud è un uomo molto impegnato. Mi ha dato istruzioni chiare, prima di partire.

    Non desidera avere un colloquio con lei. Insistere non serve a nulla. La segretaria aveva riattaccato. Sbalordito, Nathan depose il ricevitore. Che cosa significava quel comportamento? Hydra e Roubaud erano in un qualunque modo collegati al tentativo di rapimento di Hammerfest? Nathan tentava di connettere gli elementi di cui era in possesso. Non c'era nulla che combaciasse. Doveva attendere il ritorno di Roubaud.

    Tre giorni. Questo gli lasciava il tempo di trovare un modo per parlargli. La notizia del bonifico sul suo conto in Gran Bretagna gli permetteva di dedicarsi all'indagine in tutta tranquillità. Per il momento, si sarebbe concentrato sull'appartamento. Se aveva abitato in quel luogo, aveva dovuto lasciarvi una traccia, anche minima Avrebbe passato le stanze al setaccio. Di colpo gli venne in mente qualcosa a cui non aveva pensato: se non trovava nulla, forse era perché lo aveva nascosto.

    Il caminetto. Nient'altro che fuliggine. L'esplorazione dei caminetti delle altre stanze non fu affatto più fruttuosa. Stava girando in tondo. Una nuova ondata di angoscia lo sommerse, ma la respinse. Si sporse per un istante dalla finestra.

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    Il cielo era coperto di nubi traslucide e cominciava a scagliare lampi di ferro. Di sotto i passanti andavano e venivano lungo la via.

    Nathan si mise a pensare all'amalgama di quei milioni di esseri umani che seguono una traiettoria ben precisa, che sanno dove vanno e che altri aspettano. Erano ormai le dieci.

    Seduto nel corridoio, Nathan stava di nuovo consultando il rapporto dell'incidente. Esaminava in dettaglio ogni pagina alla ricerca di un indizio, un particolare in grado di fornirgli una pista In fondo all'ultima pagina. Un timbro Un nome, Jan de Wilde. Il medico di bordo, colui che lo aveva accompagnato ad Hammerfest.

    Sarebbe stato sicuramente più loquace della segretaria di Roubaud. Quattro squilli, poi una segreteria. Mentre i suoi pensieri vagavano liberi, fissava il fax Sperando che il dottore non si fosse di nuovo imbarcato Era un cubo di medie dimensioni color antracite.

    Percorreva meccanicamente con lo sguardo la parte anteriore dell'apparecchio: un blocco compatto di tasti numerici posto sulla sinistra era separato da un piccolo schermo a cristalli liquidi da una fila di pulsanti oblunghi dai colori vivaci. Appena sopra si leggevano la marca e il codice del modello.

    Circa cinque centimetri più su, sulla destra, un tasto rosso traslucido si differenziava come una macchia dal quadro dei comandi. Come aveva potuto non accorgersene prima? Premette il rettangolo e subito lo schermo si mise a lampeggiare. Il diodo era andato, ma la memoria conteneva un fax.

    Un attimo dopo, aveva tra le mani il foglio stampato. L'intestazione rappresentava un elefante attorno al quale si arrotolava un serpente.

    La scritta sotto recitava: Istituzione Biblioteca Malatestiana Una biblioteca L'indirizzo diceva che si trovava a Cesena, in Italia. Nathan lesse il breve messaggio in francese al centro della pagina. Tentato di chiamarla al telefono senza successo. Ho cominciato a lavorare sul manoscritto di Elias: è stupefacente! Mi chiami appena possibile.

    Cioè quattro giorni prima. Compose subito il numero di telefono che compariva nell'intestazione. Se è urgente, posso passarle il suo assistente. Ho ricevuto un fax da Woods Elias, Elias. Mi scusi, il suo nome mi era uscito di mente. Purtroppo non ci siamo mai incontrati, ma Ashley mi ha parlato di lei.

    È da diversi giorni che sta cercando di mettersi in contatto. Crede che sia possibile? Quando pensava di venire? Non ci era già venuto? Chissà dove avevo la testa Basta che giri intorno all'edificio sulla destra. Non stia a prenotare un albergo, la ospiteremo noi. Grazie, Lello. A presto. Nathan si concesse un momento di riflessione. Finalmente un punto di partenza! Bisogna passare da Bologna. Rimane un volo che parte da Roissy alle 17, aspetti che verifico Per il prossimo deve aspettare domani alle 12,30, su quello c'è posto Dopo la partenza da Parigi, dove aveva noleggiato una Audi di grossa cilindrata, si era fermato una sola volta per fare il pieno e mangiare un sandwich.

    Era quasi alla meta. Forse sarebbe stato meglio partire direttamente per Anversa Un confronto diretto avrebbe avuto di sicuro più effetto sulla segretaria di direzione. E, per il momento, questo Woods era la sola persona in grado di aiutarlo. Fuori scorrevano le lunghe silhouette dei pioppi che spiccavano contro un cielo scuro, simile all'asfalto che correva sotto le sue ruote.

    Diede uno sguardo all'orologio del cruscotto. Le tre del mattino. I fari della vettura tagliavano le nuvole di vapore acqueo che si sfilacciavano in brandelli per poi richiudersi dietro di lui.

    Verso cosa si stava dirigendo? Che cosa avrebbe scoperto a Cesena? Come la coltre di foschia che stava attraversando, la sua vita sembrava dissolversi al ritmo del suo stesso respiro.

    Il solo legame con la realtà era il volante che teneva tra le mani. In lontananza, i contorni acuti della fortezza medievale emersero dalla notte. La parte vecchia della città era un autentico labirinto di viuzze ripide, costellato di case antiche dove si mescolavano grigio, giallo ocra e rossiccio.

    Si diresse direttamente verso il cuore della città addormentata, alla ricerca di piazza del Popolo. Per la prima volta si sentiva veramente in Italia. L'istinto gli diceva che ci era già venuto, che gli era piaciuto quel paese, i colori, i profumi Qualche istante dopo, procedeva lungo via Zeffirino Re, costeggiata da eleganti portici.

    Al centro, alla luce dei lampioni, si ergevano le linee spezzate di un edificio colossale, con le tegole scure e le muraglie rossastre, contornato da altissimi cipressi. Nathan chiuse l'auto e percorse lentamente gli ultimi metri che lo separavano dalla biblioteca. Tutto era calmo, solo l'eco dei suoi passi sul pavé si ripercuoteva nel silenzio.

    A destra della massiccia porta di legno scolpito, incastonata nella pietra, una targa di ottone recava incisa un'indicazione: Istituzione Biblioteca Malatestiana. Riconobbe, tracciate nel metallo, anche le linee curve dell'elefante. Premette il campanello. Sono Nathan Falh, sono appena arrivato da Parigi. Lei è Si rivolse a Nathan in un francese perfetto, benché venato da un leggero accento italiano. Sono Lello. Venga, venga.

    Buon giorno, signor Falh. Ha fatto buon viaggio? Non ho nemmeno avuto occasione di avvertirlo del suo arrivo, comunque non dovrebbe tardare molto. Posso offrirle qualcosa? Tè, caffè? Ah, sarà contento di vederla. Il suo manoscritto Forse preferisce riposarsi? Ho un comodo let- to da offrirle. Una volta di sopra, seguirono un altro corridoio nelle cui pareti erano state ricavate delle nicchie chiuse. Dovevano essercene una sessantina in totale. Mentre accanto a loro sfilavano le piccole porte di legno erose dai secoli, Lello commentava la visita, strascicando i piedi.

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    Eh, non doveva essere certo una bella vita! Che ne dice? Del resto, di sicuro Ashley glielo ha già raccontato, tutto questo. Non si preoccupi, la metto nella stessa stanza dell'altra volta. Era nell'appartamento dei principi, no? A più tardi, e buon riposo Grandi mobili antichi quasi neri stendevano le loro ombre sulle tappezzerie, raffiguranti oscuri principi italiani dagli occhi bistrati e dai capelli corvini, che ornavano le pareti rivestite di legni pregiati.

    A ogni angolo della stanza, degli abat-jour coi paralumi di seta, delicatamente dipinti a mano, diffondevano una luce ovattata sul mogano rosso di un grande letto decorato con immagini allegoriche. Non ne aveva alcun ricordo. Si ripromise di esaminarlo più tardi. Il bagno. Ecco quello che cercava. Fatica sprecata. Ogni volta risaliva alla superficie, verso il vuoto della sua realtà.

    Nathan rimase stranamente calmo e immobile. Lunghe scariche di adrenalina gli fluivano in corpo. Sapeva che al minimo movimento sbagliato il suo cranio sarebbe volato in pezzi sotto l'impatto di una pallottola da nove millimetri. Un bastardo lo stava accecando con una torcia elettrica.

    Nathan lasciava scorrere i secondi, tentando di valutare la situazione, quando uno strano fenomeno si produsse in lui. Era come se la carne e la coscienza si fossero separate in due entità distinte. Luna restava distesa nel letto, mentre l'altra era sospesa nel vuoto, pronta ad approfittare del minimo errore dello sconosciuto. Era successo qualcosa, una sensazione che non aveva mai provato, come se qualcun altro vivesse dentro di lui.

    La reazione di Nathan fu fulminante. Uno choc di una tale violenza che quest'ultimo fu proiettato al suolo. Poi gli avvolse il braccio intorno alla testa, pronto a spezzargli la nuca con uno scatto secco. Che cosa stava facendo, maledizione? Era sul punto di ammazzare un uomo. A mani nude. Il sangue gli pulsava nelle arterie. Dal suo labbro spaccato sprizzava sangue denso e scarlatto.

    Mai visto. Chi sei? Chi ti manda? Una Sig P, una compatta pistola in acciaio fabbricata in Svizzera. Estremamente affidabile.

    Anche qui sapeva cosa fare. Ansimanti, i due uomini si studiarono per un lungo momento nell'oscurità. Nathan era sconvolto. Da dove gli veniva una tale violenza? Si era reso conto che una forza estranea si era impadronita di lui quando era sfuggito agli aggressori di Hammerfest. Era chiaro adesso che non era un caso se se l'era cavata la prima volta: i suoi riflessi erano quelli di un uomo perfettamente addestrato al combattimento Due morse letali Prese la parola come per colpire per primo.

    Prima mi manda un fax, e adesso cerca di farmi fuori Sa benissimo che se avessi voluto ucciderla avrei approfittato del fatto che dormiva. Deve ammettere che il suo comportamento è strano. Arrivo e trovo un messaggio del mio assistente che mi avverte dell'arrivo di Nathan Falh, proprietario del manoscritto di Elias. Si tratta proprio di lei, tranne il piccolo dettaglio che l'ultima volta che è venuto qui, si faceva chiamare Huguier, Pierre Huguier!

    Stava precipitando nella follia. Anche se aveva avuto il sopravvento su di lui abbastanza facilmente, Woods non si muoveva come un direttore di biblioteca, semmai come un professionista. Con che genere di uomo aveva a che fare? Fermiamoci qui, mi sembra che dopo la lezione che mi ha appena rifilato siamo pari. Non c'è andato con la mano leggera Che cosa le succede? Me lo dica Il destinatario non era menzionato. Forse quel tipo diceva la verità.

    Doveva prendere una decisione. Alla svelta. Ho perso la memoria in un incidente subacqueo. Ho trovato il suo fax in un appartamento vuoto che ho in affitto a Parigi.

    Sono venuto fin qui pensando che lei avrebbe potuto chiarirmi le idee. Non ho nessun ricordo, né di lei né di qualsiasi altra cosa riguardante il mio passato.

    Prese una sedia e si sedette davanti a lui, incitandolo a proseguire. Una famiglia, degli amici? La miscela emanava un profumo pungente. Ci siamo incontrati soltanto una volta. Lei è venuto a trovarmi agli inizi di febbraio, allo scopo di affidarmi un manoscritto antico in pessime condizioni. Un testo rilegato, di un centinaio di pagine, risalente alla fine del XVII secolo. Mi ha chiesto di tradurlo e di ricostituirne le parti mancanti. Risultato di questo lavoro sarebbero dovute essere delle informazioni sulla posizione e la natura del carico di una nave, affondata in mare in quello stesso periodo.

    È lontano da Parigi, è inglese. Non ci sono persone competenti per questo tipo di lavoro, in Francia? Ma lei stesso aveva scartato questa possibilità. In questo caso specifico, visto quanto era danneggiato il testo, lo studio del documento richiedeva, oltre che l'interpretazione dell'uomo di lettere, l'intervento di altre tecniche più legate alla fisica e alla chimica che alla letteratura.

    Esistono, in Francia, laboratori di questo tipo, ma è difficile accedervi per dei privati. L'istituzione che dirigo è una delle più rinomate d'Europa e ho la fortuna di poter disporre qui di strumenti tecnici molto efficaci in materia di ricerche, oltre che di una certa indipendenza, poiché mi occupo esclusivamente del fondo della biblioteca.

    E lei non se lo è fatto ripetere due volte. Per il momento ho trascritto solo le prime pagine. È un lavoro considerevole, e lo studio completo rischia di prendere un bel po' di tempo. La maggior parte del manoscritto è stata rovinata e il testo è praticamente cancellato, comunque non dispero di farcela. Lello sta ultimando la trascrizione: è scritto in francese antico.

    Le bozze dovrebbero essere pronte domani sera. L'inglese doveva avere una cinquantina d'anni. Un viso asciutto e glabro, capelli neri, intessuti di fili d'argento, pettinati all'indietro.

    Vestito interamente di grigio - pullover a V, camicia di cotone, calzoni di lana, scarpe in pelle stringate -, il suo corpo agile e slanciato emanava una forza di rara intensità. Il naso arcuato, unito allo sguardo acuto, gli dava l'aria di un falco. Un silenzio impenetrabile aveva preso possesso del luogo, come se il tempo avesse bruscamente fermato la sua corsa. I due uomini avevano smesso di parlare; qualcosa di sconcertante stava per accadere.

    Un'osmosi che nessuno dei due avrebbe saputo spiegare sembrava a poco a poco unirli. Adesso Nathan era sicuro che anche l'inglese aveva i suoi segreti.

    Percorsero di nuovo le cupe gallerie, le scale, per sbucare in un giardino maestoso in cui agli alberi potati alla perfezione si mescolavano fiori, foglie, erbe dalle tinte e dai profumi delicati come il mattino.

    Davanti a lui si ergeva l'edificio principale della biblioteca medievale. La sala, vasta e luminosa, aveva un soffitto altissimo. Su ogni lato dei muri di pietra grigia, da strette feritoie la pallida luce del sole nascente si spandeva sui leggii di quercia liscia e scura che andavano da una parte all'altra del passaggio centrale.

    Dal suolo sorgevano due file di sottili pilastri scanalati che parevano sostenere da soli tutto il peso dell'edificio. La sua storia comincia nel Prende il nome da Novello Malatesta, principe di Cesena. Un uomo eccezionale. Offrendo questo santuario ai francescani, ha gettato le basi di uno dei primi modelli di biblioteca pubblica. Quelli che ornano gli scrittoi sono i colori delle sue insegne. Osservi la finezza del rosone, degli archi gotici L'uomo che l'ha costruita si chiamava Matteo Nuti.

    Si è ispirato alla struttura della biblioteca del convento domenicano di San Marco, a Firenze, ideata da Michelozzo qualche anno prima. Le tante vetrate fatte di riquadri non colorati immergevano la stanza in una luce pura e diffusa, che andava a riflettersi sulle curve delle volte lattee. Poteva quasi udire i mormorii, le preghiere dei religiosi, sentire il soffio della loro fede aleggiargli sulla pelle.

    Tesori inestimabili: incunaboli, codici, manoscritti rari. C'è di tutto. Generazioni di monaci ci si sono consumati gli occhi e la vita. I posti meglio illuminati erano riservati ai miniaturisti, ai rubricari e ai copisti che lavoravano senza sosta, mentre altri venivano solo a leggere o a prendere appunti.

    Guardi, tocchi il legno patinato, la materia calcata dall'impronta del divino e della pace. Si vedono ancora le tracce lasciate dai calamai, i graffi delle penne immerse nei pigmenti dorati e delle pietre pomice usate per ammorbidire le pergamene. Gli uomini più illustri - Jean d'Épinal, Francesco da Figline, Annibal Caro, il suo amico Paolo Manuzio - hanno impregnato questi banchi nodosi del loro fervore. Una fiamma bianca danzava in lui.

    La sua vita, le ragioni stesse della sua esistenza si trovavano tra quei muri. Si stava aprendo a poco a poco. Sono nato a Londra, da padre britannico, ufficiale dell'esercito, e da madre maltese.

    Ho trascorso un'infanzia dorata a Cadogan Gardens, a due passi da King's Road, di cui le risparmio i dettagli. All'età di diciassette anni sono entrato all'università, al King's College di Cambridge, dove per quattro anni ho studiato il latino, il greco e l'etrusco. Nel settembre del ho incontrato un uomo che ha determinato il resto della mia esistenza. John Chadwick era il mio professore di greco. A poco a poco mi ha aperto le porte del suo universo. In seguito, nel , Chadwick aveva svelato, con il suo giovane amico, l'architetto Michael Ventris, il mistero del Lineare B, una scrittura cretese indecifrabile scoperta all'inizio del secolo su delle tavolette d'argilla.

    Insieme avevano formato quello che Chadwick si compiaceva di chiamare il 'crittografo perfetto': uno scienziato associato a un erudito. Rispetto a mio padre che divideva il suo tempo tra lo stato maggiore e le serate mondane, John si elevava ai miei occhi come un monumento. In me questa curiosità si è rivelata morbosa. La vicinanza con John Chadwick mi ha fatto nascere dentro una avidità bulimica per i codici segreti, gli scritti antichi.

    Mi ha offerto la mia ragione d'essere. Nei primi tempi, per farmi esercitare, mi dava da decifrare dei testi storici conosciuti ma complessi. Ho svelato enigmi leggendari, come il codice usato da Maria Stuarda nel complotto per assassinare Elisabetta d'Inghilterra, le note aggiuntive del Trattato dell'Astrolabio di Geoffrey Chaucer o il famoso quadrato di Vigenère, ritenuto impenetrabile.

    I miei primi successi. I codici segreti mi erano entrati nel sangue. Con il passare del tempo, il mio rapporto con Chadwick è diventato come tra padre e figlio. Il suo amico Ventris era morto in un tragico incidente, soltanto pochi mesi dopo la loro scoperta. Voleva fare di me il 'crittografo perfetto'. Dovevo incarnare, io solo, la somma dei talenti del duo che lui aveva formato con Ventris. Un giorno, nel , ha ritenuto che le mie conoscenze letterarie e storiche fossero sufficienti.

    Ho quindi compiuto una svolta radicale specializzandomi, su suo consiglio, nella teoria dei numeri, una delle forme più pure della matematica. Mentre continuavo a studiare, stavo entrando nella cerchia molto chiusa della crittografia, con cui Chadwick aveva mantenuto legami molto stretti.

    Senza che me ne rendessi conto, mi stavano reclutando. Ci ho passato giorni meravigliosi. Lavoravamo su delle idee, elaboravamo principi applicati alla creazione di codici cifrati, fino al giorno in cui una delusione ha mandato tutto all'aria La nostra idea era di mettere a punto un sistema di crittografia a chiave pubblica, in cui la chiave usata per la cifratura non è la stessa di quella usata per decifrare.

    Un concetto rivoluzionario, che andava controcorrente rispetto a tutti i sistemi in uso prima degli anni Settanta. Avevamo trovato la funzione matematica a senso unico, ma all'epoca non esisteva nessun computer capace di analizzare quel tipo di dati.

    Eravamo in anticipo sui tempi, per cui, sotto il vincolo del segreto militare, siamo stati co- stretti dal governo a chiudere in un cassetto il nostro lavoro. Disgustato, ho lasciato il GCHQ per passare al servizio informazioni vero e proprio, in seno a un dipartimento vicino al Foreign Office.

    Sono diventato un uomo d'azione, e qualche anno dopo ho iniziato a dirigere le trasmissioni sul campo di un gran numero di colpi di mano e operazioni clandestine. Solo più tardi mi sono reso conto di quanto mi ero allontanato dalla mia strada. Gli anni passati accanto a Chadwick erano lontani, e malgrado la mia spiccata tendenza per quel genere di esistenza clandestina, ho dubitato.

    Dubitato della legittimità di certe azioni del governo britannico, nella lotta contro l'IRA in Irlanda del Nord, poi durante la guerra delle Falkland. Mi ha subito offerto il posto che occupo tuttora, qui alla Malatestiana.

    Era quasi invidioso del passato dell'inglese, della ricchezza di quella vita paragonata all'angosciante vuoto della propria Non è mai stato sposato?

    Non ha figli? Ho avuto delle storie, più o meno serie, ma quel tipo di attività ti rinchiude nel segreto, la vita diventa nient'altro che una lunga menzogna malsana.

    All'inizio si riescono a eludere le domande imbarazzanti, poi la fiducia si affievolisce e Tengo separati i miei sentimenti, li chiudo a doppia mandata nei cassetti. Finora ha funzionato. Probabilmente un giorno, di colpo, verrà fuori tutto e per me sarà finita.

    Spero che succeda il più tardi possibile Sentiva che Woods gli aveva risposto per pura cortesia. Avrebbe voluto scusarsi, ma l'inglese riprese le redini della conversazione, chiudendo la porta del proprio intimo.

    Alcune, danneggiate come la sua, hanno solo bisogno di essere restaurate per essere lette, altre si presentano con una veste criptica che io devo mettere in chiaro per estrarne il senso reale. Venga, la porto nel laboratorio. Sotto la luce ovattata delle plafoniere erano allineate quattro scrivanie di legno distanziate l'una dall'altra e perfettamente in ordine.

    Su ognuna di esse si trovavano lo schermo di un computer e una piccola lampada da lavoro. Il pavimento era rivestito di linoleum grigio e i muri erano in cemento grigioverde. In fondo alla stanza, uno sportello in acciaio, munito di una maniglia verticale, sembrava l'ingresso di una camera blindata.

    L'inglese vi si mise davanti e fece segno a Nathan di raggiungerlo. Porse a Nathan una tuta bianca e dei guanti in lattice, quindi varcarono una seconda porta, per ritrovarsi in una lunga sala piastrellata di bianco. Su entrambi i lati del locale era allineato un impressionante arsenale high-tech: monitor sospesi al soffitto, tastiere collegate a giganteschi macchinari, telecamere digitali, microscopi ottici o a scansione elettronica, macchine fotografiche ad alta definizione, lampade a ultravioletti Sulla parete di fondo, una vetrata dava su una piccola officina dove si accumulava l'attrezzatura in vetro: pipette, alambicchi, crogioli, fornelletti, provette di colture, congelatori Questo è un CT Scan: uno scanner tomografico a emissione di fotoni.

    È normale ritrovare testi rari cancellati per poter riutilizzare il supporto, è il principio del palinsesto. Impieghiamo anche luci nere, come quelle che vede là in fondo. Rendono gli inchiostri brillanti e fosforescenti. Alla sola vista del libro, gli occhi gli si appannarono. Aveva tenuto in mano quelle pagine, gli appartenevano Era un piccolo blocco compatto e pesante, grande quanto una rubrica.

    La pelle della copertina mostrava le rughe dei secoli, logora fino alla trama per le infinite volte in cui era stata maneggiata. Ma con il trascorrere del tempo la pelle era stata erosa, tatuata dai microrganismi, punteggiata da chiazze di muffa che si estendevano in volute concentriche e brunastre. Si notavano perfino delle piccole gallerie scavate dai vermi nella massa del derma. Il testo era illeggibile. Sul frontespizio, tuttavia, si riuscivano a distinguere i resti del disegno a penna di un volto Quello di Elias, senza dubbio.

    Le prime analisi mi hanno permesso di confermare la datazione con una certa precisione. L'inchiostro utilizzato è una miscela, nerofumo cui è stata aggiunta una sostanza grassa, della gomma arabica. Ci sono anche tracce di miele. Era una tecnica di uso corrente, all'epoca. Ha subito gravi aggressioni. Guardi, ci sono parti carbonizzate che indicano che è sopravvissuta a un incendio.

    Da parte sua, Lello ha fatto dei prelievi sulle muffe, in modo da stabilire se costituiscano un pericolo per la conservazione. Per nostra fortuna non sono più attive, sono morte, totalmente disidratate. Il bilancio complessivo è positivo, il che significa che dovrei riuscire a interpretare buona parte del testo.

    Poi, con un piccolo telecomando, immerse il laboratorio nell'oscurità. Rimase solo la luminosità purpurea dei sensori video a danzare nella notte artificiale. La messa a fuoco è una faccenda delicata Un po' più di contrasto Ecco, ci siamo, ce l'ho fatta!

    Pieni e vuoti, caratteri sottili, una pura magia Purtroppo le linee che seguono sono quasi indecifrabili. Quando si ha un'idea del tipo di testo, per esempio se si tratta di un testamento antico, si possono interpretare i vuoti.

    Qui è più difficile. Ci sono già delle parti mancanti nella trascrizione, vedrà, le ho segnalate con dei punti interrogativi. È più prudente non fare estrapolazioni perché rischierebbero di indurci in errore. È un sistema normalmente usato nella diagnostica per immagini allo scopo di esplorare la struttura delle cellule umane.

    Consente di trasformare una superficie piana in un'immagine in 3D. Dopo che si è fotografato ogni foglio, pezzetto per pezzetto, si trasmettono i dati a un computer che assembla il tutto e permette di viaggiare nell'opera come lo si fa nel corpo umano. Per questo testo, mi è bastato aumentare il contrasto dell'inchiostro. Su altri tratti, dove i pigmenti sono stati cancellati, è possibile distinguere le cicatrici lasciate dalla penna. In questo modo ho potuto ricostruire le frasi. L'immagine si ingrandiva.

    Grandi arabeschi organici si stendevano su una superficie che si aveva l'impressione di sorvolare prima di immergersi nei diversi strati della materia. I gesti di Woods erano rapidi e precisi. Io ho elaborato le prime trenta pagine. Il risultato non è niente male. Riapparve di nuovo il testo. Nathan riusciva a individuare le curve della scrittura di Elias, ma decifrarla pareva rientrare nel campo dell'impossibile.

    Le lettere erano strane, tratteggiate, come se fossero state schizzate da una mano tremante. Ci possono essere diverse spiegazioni. Quando ha scritto questo diario, forse l'autore era malato, o sofferente. Speriamo che il seguito del manoscritto ce lo riveli. Via via che agiva sul cursore, i due uomini si immergevano nel passato.

    Stava succedendo qualcosa Dalla sua mente scaturivano sensazioni, l'impressione che della sabbia gli sferzasse il volto. Poi le immagini del suo sogno ritornarono a grappoli: il bambino Sentiva arrivare qualcos'altro. Una sensazione di calore intenso, una bruciatura Sensazioni, immagini Come se l'accesso a questa parte di me mi venisse rifiutato Mi è appena venuta in mente una cosa.

    Forse posso aiutarla. Ho mantenuto qualche contatto con la mia vita precedente. Degli amici. Le nove. Dunque a Londra sono le otto Ha con sé i documenti? In quell'istante, mille eventualità si affacciarono alla sua mente. Che tipo di uomo era realmente? I pochi elementi che era riuscito a mettere insieme sembravano provare che non era un cittadino qualunque.

    Quello che sta per fare non rischia di ritorcersi contro di me? Non so, immagini che io sia Il mio contatto è un amico intimo. Mi creda, abbiamo fatto di peggio che lasciare un criminale in libertà.

    L'inglese si era seduto alla sua scrivania, e stava componendo un numero di telefono.

    Ciao, vecchio ubriacone Molto bene, e tu? Che tempo fa, a Londra? E quand'è che vieni a trovarmi? Già, capisco Va bene, senti, vorrei sapere se l'MI 5 potrebbe farmi un favore, in via riservata Impronte digitali, immagini scansionate del suo passaporto, numeri di carte di credito Qualche ora prima, Woods aveva inviato tutte le informazioni di cui disponevano alla sede dell'MI 5, a Thames House.

    L'alto funzionario a cui si era rivolto si era impegnato a rispondergli entro le


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