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SCARICA PROGRAMMA ALLENAMENTO DIDATTICO CALCIO BAMBINO PRIMO CALCI

Posted on Author Meztinris Posted in Giochi


    Seduta Primi Calci Guida e Cambi di direzione. Al via dell'istruttore, il primo bambino di ogni squadra esegue il percorso davanti a lui e al. Come provare a riproporli durante le sedute di allenamento. Una progressione didattica per operare in tale direzione e i princìpi fondanti Il dominio rappresenta un “tu per tu” tra il bambino e la palla, nel quale si L'1>1 è una situazione che, in maniera ricorrente, viene proposta nelle categorie Pulcini e Primi Calci ma. Federazione Italiana Giuoco Calcio. supporto alla formazione dei bambini e delle bambine che muovono i primi passi sui campi di calcio. Scarica le Schede. tutti i giocatori/trici attivi sono nell'età del calcio per bambini (5–10 anni). Il gruppo di Il programma illustrato di seguito serve come base per la for- Per prima cosa al bambino deve essere consentito un elevato numero di contatti con la palla La parte principale di ogni allenamento rispetta i tre punti chiave didattici.

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    Iniziamo subito a parlare della crescita dei calciatori, che come quella degli esseri umani in generale non è omogenea sotto tutti gli aspetti. Come si sviluppano le diverse aree tecnica, tattica, atletica, psicologica al variare della sua età? Si allenano separatamente? Se gioco, miglioro la tecnica e la parte atletica. Anche i più piccoli, da subito, devono saper giocare con i compagni rispondendo a quello che fanno gli avversari. Poi, per stimolare le diverse aree, cerchiamo di coinvolgerli in situazioni differenti.

    Ad esempio qui accade che gli stessi bambini, di settimana in settimana, si trovino a giocare a calcio a cinque, a sette, a otto o a undici.

    La palla viene guidata liberamente in un percorso in cui sono sistemati diversi ostacoli birilli, ostacoli bassi, paletti, ecc. Al termine del percorso si effettua un tiro nella porta. Il tiro rappresenta la componente più motivante, fare un goal o tentare di realizzarlo accende sempre la fantasia dei bambini.

    Al termine dell esercizio, i bambini si cambiano i ruoli.

    Il primo che arriva guadagna il tiro, il secondo dovrà mettersi in porta per evitare il goal. Dopo di corsa veloce, si tocca la mano all allenatore. Il primo arrivato tira in porta e il secondo para. Al via i giocatori con la palla dovranno cercare di colpire gli altri bambini al centro, tirando la palla con i piedi o con le mani.

    Dopo circa 2 minuti, s invertono i ruoli. Se un bambino al centro viene colpito esce dal quadrato, oppure, quando un bambino viene colpito, si attribuisce un punto alla squadra.

    Alla fine chi ha fatto più punti vince. Se gioco, miglioro la tecnica e la parte atletica. Anche i più piccoli, da subito, devono saper giocare con i compagni rispondendo a quello che fanno gli avversari. Poi, per stimolare le diverse aree, cerchiamo di coinvolgerli in situazioni differenti.

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    Ad esempio qui accade che gli stessi bambini, di settimana in settimana, si trovino a giocare a calcio a cinque, a sette, a otto o a undici.

    Il tipo di lavoro che facciamo è sempre integrato. Un portiere che ha davanti a sé due compagni e un avversario in pressione, deve scegliere se giocare la palla o condurla, su quale compagno scaricare il pallone, il tutto in dipendenza di un obiettivo: la conquista del campo alle spalle degli avversari.

    La scelta crea sempre uno stimolo, che io giochi a calcio a cinque, a sette, a otto o a undici. Quindi crei ai bambini dei problemi da risolvere, attraverso le esercitazioni o le partite, per stimolare la loro propria capacità di risolverli. Invece è un esercizio che esalta la fantasia dei bambini.

    Secondo molti, una delle ragioni che ha influito sul calo della produzione di talenti tecnici in Italia è il fatto che i bambini non giocano più in strada.

    Che ne pensate? Posso garantirti che la qualità del lavoro, svolto sempre con la palla, non vale dieci ore di cortile al giorno.

    La varietà e la ricchezza di stimoli che i bambini ricevono durante i nostri allenamenti è insostituibile. Oggi non posso avere la pretesa di allenare allo stesso modo di prima, come allenavo i ragazzi che giocavano in strada. La responsabilità di rendere ricco il tempo che i ragazzi passano qui è mia.

    Qual è la caratteristica più importante per te per capire che un bambino ha talento? Sono cose che ti fanno capire che, a prescindere dal contesto, un bambino sa fare determinate cose perchè si sente padrone dei propri mezzi.

    Se non ti senti sicuro dal punto di vista tecnico, non ti assumi il rischio di certe giocate. Cercare di non penalizzare giocatori tardivi dal punto di vista fisico, è una mia premura. E invece è possibile riconoscere i diversi casi di sviluppo? Dai 16 anni in su vanno fatte delle considerazioni differenti, perché il fisico inizia a strutturarsi.

    Poi è diventato un calciatore pronto per la prima squadra a anni. Credo di coordinare le squadre più piccole fisicamente che ho visto negli ultimi tre anni, ad ogni età. Ovviamente possono esserci differenze di altezza, in alcuni ruoli. Durante la formazione, due giocatori della prima squadra hanno raccontato degli anni passati in panchina, semplicemente perché rispetto ai coetanei non avevano la barba.

    Cioè, non sarà una squadra con uno stile prettamente difensivo a esaltare un talento fisicamente minuto. Siamo noi a dover preferire uno stile di possesso, che permette ai giocatori di toccare la palla tante volte, giocando insieme tra le linee o nei mezzi spazi, dove non possono subire contrasti.

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    Stiamo nascondendo le lacune fisiche nel gioco per portare avanti il talento tecnico, finché Madre Natura e gli allenamenti specifici dai 16 anni in su permetteranno loro di recuperare il gap atletico. Di solito chiedo: quel ragazzo, quel talento che abbiamo individuato e che stiamo formando, quanti palloni ha giocato? Ho notato che i profili social di quasi tutte le squadre pubblicano regolarmente i risultati di tutte le loro squadre giovanili.

    Bisogna invece trarne insegnamento, che è un approccio didattico completamente diverso. Non ti insegno a perdere, ma a vincere. Soprattutto ti insegno a riconoscere il valore della sconfitta e a capire da essa le tue opportunità di miglioramento.

    Seduta completa per Piccoli Amici – Obiettivo Guida della palla

    Quindi la vostra ricetta è perseguire la vittoria, ma restando nel solco del progetto formativo. Il risultato sportivo comunque ci sta dando ragione, perché mediamente vinciamo. Come si fa a trasmettere questo cambio di paradigma ad un bambino? Al ritorno negli spogliatoi chiedo ai ragazzi una propria autovalutazione su quanto vicini siamo andati agli obiettivi prefissati. Dal punto di vista emotivo, ci sono riuscite le cose che proviamo in allenamento?

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    Sono obiettivi misurabili che vanno al di là del punteggio. Possiamo vincere e intanto i nostri giocatori non stanno migliorando. La nostra idea sta funzionando, perchè io vedo che in tutte le categorie i ragazzi portano in campo gli stessi valori, e questo dà un senso di completezza, in particolare al mio lavoro di coordinatore.

    Giovanni, qual è il tipo di lavoro che effettui con i ragazzi?


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