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    Ma Aldo Maldera, che se n'è andato da 6 anni e che oggi avrebbe compiuto 65 anni, non è stato né terzo, né secondo, né primo.

    È stato unico. Unico come giocatore. Divenne famoso come "il terzino goleador", soprattutto grazie alle sue gesta nel Milan. Rivera lancia e Maldera segna.

    Il cliché del gol, più o meno, è sempre lo stesso.

    Maldera in sostanza è diventato un attaccante che parte da dietro. Era vero. Gli diede uno scudetto, nel , facendo segnare il record di gol per un difensore, nove. Chiuso in Nazionale da Cabrini, è stato l'evoluzione di Facchetti. L'interista è stato il primo terzino italiano ad avanzare, vero. Ma non aveva né il tiro né il fiuto del gol di Maldera.

    In quella squadra Maldera era un ottimo terzino sinistro fluidificante, grande anche in zona gol, tanto che fece nove e dieci reti. Nella mia Roma, invece, gli chiesi di stare molto più attento in copertura, visto che a spingere era soprattutto Nela, sull'altra fascia. Amato da tutti Aldo Maldera è stato unico come uomo.

    Il giorno del suo funerale c'erano tutti i suoi ex compagni di squadra, qualcuno ha pianto dal primo all'ultimo secondo della cerimonia. Era quasi imbarazzato, quando seppe che il genio svedese lo voleva alla Roma.

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    Ma che vengo a fare? Ci sono tanti campioni Questo pensava.

    E fu scudetto. Lui ne fu un grande protagonista, ma anche nei suoi giorni di maggior gloria, ad esempio dopo Roma-Pisa, partita ribaltata grazie a lui, capace di procurarsi un rigore, segnare un gol e provocare il gol di Pruzzo con una sua punizione, non faceva altro che ringraziare i compagni. Sempre educato, sempre con quel tono di voce basso che ti spinge ad ascoltare una persona, sempre con un sorriso gentile. Alcuni tifosi milanisti, più che per lo scudetto, lo ricordano per essere stato l'ultimo ad arrendersi nella stagione , quella della retrocessione sul campo, quando forse già sapeva di essere destinato ad abbandonare Milano.

    Innamorato della Roma Aldo Maldera è stato unico come romanista. Non solo per la serietà e il rendimento in campo, per quel Roma-Pisa, per averci regalato un capodanno fantastico col suo gol al Catania, per aver firmato gol in spaccata, per aver messo la firma su una vittoria tutta testaccina contro il Torino.

    Aldo Maldera si è innamorato della Roma e ne è stato un vero e proprio soldato. Ci ha giocato dal al , vincendo uno scudetto e una Coppa Italia. Ci è stato per più di dieci anni, è stato anche allenatore di Francesco Totti, è stato costretto ad andarsene ma non ha mai detto mezza parola fuori posto.

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    Si è stabilito a Fregene, non ha mai smesso di insegnare calcio, è tornato a Trigoria il 24 febbraio in occasione dell'intitolazione del campo ad Agostino Di Bartolomei. Ha distribuito a tutti il suo sorriso gentile che è quello con cui lo ricordiamo oggi, nel giorno del suo compleanno. Insieme alle sue giocate e ai suoi gol, come quelli al Torino e al Catania, all'Olimpico con la maglia bianca. Un solo rimpianto, per sempre All'Olimpico, con la maglia bianca, non ha potuto giocare la partita che più di ogni altra avrebbe voluto giocare.

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    Del suo. Con un Gazidis contestatissimo da tutti. O quasi. Il problema è che i tifosi del Milan non ne possono più. Non ne possono più di essere presi in giro. Non credono più a promesse, a progetti e a nuove figure che non si capisce bene cosa facciano, che cosa vogliono e soprattutto chi decide di assumerle.

    In questi giorni tutti gli appassionati di calcio sono giustamente dispiaciuti per lo stop del campionato e si augurano che tutto presto torni alla normalità.

    Anche i milanisti lo sono, ma purtroppo e paradossalmente lo stop del campionato per noi è uno stop alle sofferenze. In questa pausa tristemente forzata, finalmente anche i milanisti si sentono come tutti gli altri.


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