Esthergarvi

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1984 GEORGE ORWELL SCARICARE

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    (, ). Nuova traduzione a cura di Stefano Manferlotti (). George Orwell. La vita. Eric Arthur Blair, vero nome di George Orwell, nasce il 25 giugno​. Renowned urban artist Shepard Fairey's new look for Orwell's classic dystopian taleOne of Britain's most popular novels, George Orwell's Nineteen Eighty-Four. Ecco una piccola introduzione (se disponibile) del libro che vuoi scaricare, il link per effettuare il download di - George Orwell di george-orwell lo trovate alla​. Autore: George Orwell. PDF ePub Mobi. Scaricare: Libri Gratis (PDF, ePub, Mobi) Autore George Orwell. Libri Libri.

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    Orthodoxy is unconsciousness. L'Ortodossia è inconsapevolezza. Una guerra atomica , scoppiata pochi anni dopo la seconda guerra mondiale , ha diviso la Terra in tre potenze, in lotta fra loro e governate da regimi totalitari: Oceania , Eurasia ed Estasia.

    Nel superstato di Oceania, la società è controllata da un Partito che basa il suo potere sui principi del Socing , un socialismo estremo, il cui comandante supremo è il Grande Fratello , misterioso dittatore il cui viso compare ovunque nei teleschermi e nei manifesti di propaganda. Le principali città sono sorvegliate da pattuglie della Psicopolizia , una feroce organizzazione paramilitare poliziesca che ha come obiettivo, attraverso lo spionaggio , di tenere sotto controllo la vita dei cittadini costretti ad indossare delle tute azzurre - per i membri del Partito Esterno - o nere - per membri del Partito Interno - numerate affinché non commettano alcuna forma di " psicoreato " ossia non pensino a cose scomode al regime.

    Le armate oceaniane, alleate con gli eserciti estasiani, sono inoltre in guerra contro gli eurasiani allo scopo di ottenere il pieno dominio dei loro territori, inviando nei deserti dell' Africa e nell' India meridionale diversi reggimenti di fanteria , di artiglieria e di carri armati.

    In questo romanzo, l'autore ci proietta in una realtà nella quale il mondo è una vera e propria utopia negativa. Orwell descrive l'immagine di questo mondo in modo molto pessimistico: nel prevale un regime totalitario, il Partito, il mondo è diviso in tre superpotenze Oceania, Eurasia e Estasia e nessuno è libero di pensare con la propria testa. Esiste un solo partito, il Socing, che si ispira agli ideali del Nazismo hitleriano e del Comunismo staliniano, e le persone non possono che aderire a esso perché non ci sono altri movimenti alla concorrenza.

    Il leader del Partito è una figura che nessuno ha mai visto ma che tutti conoscono, indirettamente, e si dice che abbia le fisionomie di Hitler e di Stalin: è il Grande Fratello. Quest'ultimo, essendo a capo del regime totalitario che prevale in questa società, controlla tutti i cittadini attraverso delle potenti telecamere che sono piazzate in tutta la città, i cosidetti teleschermi.

    Per reprimere qualsiasi forma di pensiero indipendente il Socing si serve della Psicopolizia, che arresta coloro che ragionano in modo diverso rispetto agli ideali del regime.

    La società inoltre è divisa in classi sociali: le persone più privilegiate sono quelle appartenenti al Partito Interno, la classe media invece fa parte del Partito Esterno. Esiste poi un'ulteriore classe, che sta nella sezione più bassa di ogni gerarchia sociale: i prolet, ovvero la classe lavorativa.

    Questi ultimi vivono nella parte periferica della città, che è quindi meno controllata rispetto al resto. Il potere è diviso in quattro enti: il Ministero dell'Amore, che si occupa di tutt'altro che questioni amorose ma di torture; il Ministero dell'Abbondanza, che si occupa di questioni economiche; il Ministero della Verità, che è predisposto a modificare la storia, le notizie di giornale, i libri e i film, un'azione che, oltre ad avere uno scopo propagandistico, serve anche a manipolare qualsiasi informazione a favore del Partito; e infine c'è il ministero della Pace, che in realtà si occupa della guerra.

    La lingua che usiamo correntemente archelingua non esiste più, ma è stata sostituita dalla Neolingua, una lingua ridotta all'osso, priva di qualsiasi termine artificioso e certamente più conveniente.

    È in questa società fortemente contradditoria e completamente immersa in un regime d'odio che si ritrova a vivere Winston Smith, il protagonista della vicenda. Per qualche minuto rimase attonito a guardare il foglio. Il teleschermo trasmetteva una irritante marcetta militare.

    Non solo era strano ch'egli avesse perduto ogni capacità d'esprimersi, ma anche che avesse del tutto dimenticato cos'era che in un primo momento aveva pensato di voler dire.

    Per settimane s'era preparato a quel momento, e non gli era mai passato per la mente che fosse necessario null'altro che un pó di coraggio.

    L'azione vera e propria dello scrivere, aveva pensato, sarebbe stata facile. Non aveva che da trasferire sulla pagina quell'interminabile, instancabile monologo che gli s'andava dipanando nella testa, nel vero senso della parola, da anni. In quel momento, tuttavia, anche il monologo gli s'era come prosciugato. E per di più l'ulcera varicosa aveva cominciato a prudergli in modo insopportabile.

    Né osava grattarsela, perché, se l'avesse fatto, si sarebbe, come sempre, infiammata. Intanto passavano i minuti. Era cosciente solo del vuoto della pagina davanti a sé, del prurito della pelle sulla caviglia, dello strombettare della musica, e d'una sorta di lieve addormentatura provocata dal gin.

    La sua calligrafia minuta e infantile si srotolava su e giù, scordandosi, lungo il cammino, le maiuscole e perfino le virgole e i punti: 4 aprile Ieri notte al cinema. Film di guerra.

    Possiedi già una Carta?

    Uno molto buono su un battello pieno di profughi bombardato in qualche parte del Mediterraneo. Il pubblico si divertiva un mondo a vedere un tipo di grassone che cercava di svignarsela con un elicottero che lo inseguiva, prima si vedeva galleggiare sull'acqua come un porco marino, poi si vedeva attraverso l'apparecchio di puntamento dell'elicottero poi era pieno di buchi e il mare attorno diventava rosso e lui affondava subito come se l'acqua fosse entrata nei buchi, poi si vedeva una scialuppa piena di bambini con un elicottero sospeso sopra.

    Proprio non sapeva che cosa gli aveva fatto buttar giù quella serqua di stupidaggini. Ma la cosa più strana era che, mentre grattava la carta, il ricordo d'un fatto completamente diverso gli s'era andato riordinando nella mente, fino al punto da fargli credere d'essere addirittura capace di scriverne. Era, ora si rammentava, proprio per quest'altro incidente che aveva improvvisamente deciso di venirsene a casa, quel giorno, e di cominciare il diario.

    Era successo nella mattinata, al Ministero, seppure qualcosa di tanto confuso si sarebbe mai potuto pensare che fosse realmente successo. Erano circa le undici, e nell'Archivio, dove lavorava Winston, gli impiegati stavano tirando fuori le sedie dai cubicoli e le stavano raggruppando nel centro della sala, davanti al grande teleschermo, in preparazione dei Due Minuti d'Odio. Winston stava prendendo posto in una delle file di centro, quando due persone che conosceva di vista, ma alle quali non aveva mai rivolto la parola, entrarono inaspettatamente nella sala.

    Una era una ragazza che Winston aveva incontrata più volte nei corridoi. Non sapeva come si chiamasse ma sapeva che lavorava nel Reparto Amena. Probabilmente poiché si ricordava di averla vista qualche volta con le mani unte di grasso e munita d'una chiave inglese essa aveva un qualche incarico d'ordine puramente tecnico in una delle macchine per scriver romanzi.

    Era una ragazza dall'aria risoluta, di circa ventisette anni, con una gran capigliatura nera, faccia lentigginosa e movimenti svelti e atletici. Una sottile fascia rossa, che fungeva da distintivo della Lega Giovanile Anti-Sesso, era avvolta ripetutamente attorno alla vita, abbastanza stretta in modo da far risaltare più che fosse possibile le sue anche formose. Winston l'aveva presa in antipatia fin dal primo momento che l'aveva veduta.

    E sapeva perché. Era per via di quell'atmosfera di campi di hockey, di bagni freddi, di gite in comitiva, e soprattutto quella sicurezza da benpensante che la ragazza si portava appresso.

    Egli non sapeva tollerare, in genere, quasi nessuna donna, e in particolare le giovani e piacenti. Erano sempre le donne, e specialmente le più giovani, che fornivano le aderenti più bigotte del Partito, che si nutrivano di slogans, di frasi fatte, le spie dilettanti, le scopritrici dell'eterodossia.

    Ma quella ragazza in particolare gli pareva anche più pericolosa di molte altre. Una volta, che s'erano incontrati, appunto, nel corridoio, lei gli aveva dato un'occhiata di straforo che gli pareva l'avesse passato da parte a parte, e che per un momento l'aveva riempito d'un sacro terrore.

    Aveva pensato, per un istante, che si potesse trattare di un'agente della Psicopolizia. Era molto improbabile, veramente. Eppure lui continuava a trovarsi a disagio, un disagio in cui la paura e l'antipatia erano mescolate assieme, tutte le volte che se la sentiva vicino.

    Qualche zittio si fece udire nel gruppo che sedeva nelle sedie intorno non appena fu vista la tuta nera dell'uniforme di un membro del Partito Interno che s'avvicinava. O'Brien era grosso, tarchiato, con un collo largo e una faccia rozza e brutale, ma non priva d'una certa arguzia. Nonostante il suo aspetto imponente, usava maniere affabili. Era un gesto che, se qualcuno avesse ancora potuto pensare in quei termini, avrebbe richiamato l'idea di un gentiluomo del Settecento che offrisse una presa dalla sua tabacchiera.

    Winston aveva veduto O'Brien appena una dozzina di volte in una dozzina press'a poco di anni, ma si sentiva profondamente attratto da lui, e non solo per il contrasto fra quelle maniere singolarmente educate e il suo fisico da lottatore. Qualcosa nella sua faccia lo suggeriva in modo irresistibile. E ancora, forse, non era nemmeno l'eterodossia quella che si leggeva nella sua faccia, ma soltanto l'intelligenza.

    Ad ogni modo aveva tutto l'aspetto di una di quelle persone con le quali avreste potuto aprirvi, posto che foste riusciti a eludere il teleschermo, e l'aveste attirata a un colloquio strettamente privato.

    Winston non aveva mai fatto il minimo tentativo per verificare la verità di questa sua supposizione: sul serio, non c'era nessun modo di farlo. In quel momento O'Brien diede un'occhiata al suo orologio da polso, vide che erano quasi le undici ed evidentemente decise di restare nell'Archivio fino a che i Due Minuti d'Odio fossero passati.

    Una donnetta dai capelli color sabbia che lavorava nel cubicolo vicino a quello di Winston s'era seduta fra loro due. La ragazza bruna s'era seduta subito dietro.

    Un istante appresso un fastidioso stridore, come d'un ingranaggio di qualche diabolica macchina non ben lubrificata, si fece sentire, con uno scoppio, dal grande teleschermo in fondo alla sala.

    Era un rumore che faceva drizzare i capelli in capo. L'Odio era cominciato. Come al solito, la faccia di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo, era apparsa sullo schermo. La donnetta dai capelli color sabbia diede in una sorta di gemito in cui erano mescolati paura e disgusto. Goldstein era il rinnegato, l'apostata che, una volta, molto tempo prima quanto tempo prima, nessuno poteva ricordarsi con precisione , era pure stato fra i dirigenti del Partito, importante quasi quanto il Gran Fratello stesso, ma s'era poi dato a organizzare attività controrivoluzionarie, era stato condannato a morte ed era misteriosamente evaso e scomparso.

    I programmi dei Due Minuti d'Odio variavano a seconda dei giorni, ma non ce n'era nessuno in cui Goldstein non fosse la figura principale. Egli era stato il supremo traditore, il primo che avesse osato profanare la purezza del Partito. Tutti i delitti che erano stati commessi in seguito contro il Partito, tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, eccetera erano sorti direttamente dal suo insegnamento.

    Era ancora vivo, in qualche parte del mondo, e stava preparando le sue cospirazioni. Forse al di là del mare, con la protezione e il soldo dei suoi padroni stranieri… forse anche, si diceva pure questo, era nascosto nella stessa Oceania. Il diaframma di Winston ebbe una stretta. Non poteva mai vedere la faccia di Goldstein senza provare un misto di emozioni che gli dava una specie di malessere.

    Era una magra faccia da ebreo, con una grossa aureola di capelli bianchi e crespi e una piccola barbetta da capra: una faccia da persona seria, ma in cui pure si poteva leggere qualche cosa di moralmente vile e spregevole, mista a una sorta di stupidità senile concentrata in quel suo naso lungo e affilato in cima al quale stava appoggiato un paio d'occhiali.

    Sembrava la faccia d'una pecora, e anche la voce aveva un qualche carattere pecorino.

    Michael Radford, ORWELL 1984

    Lo stolido ritmo battuto dagli stivali dei soldati faceva da sfondo alla voce belante di Goldstein. Prima ancora che fossero passati una trentina di secondi d'Odio, incontrollabili manifestazioni di rabbia ruppero fuor da una metà del pubblico nella sala. La faccia da pecora, soddisfatta di sé, che faceva smorfie d'ogni sorta sullo schermo, assieme alla terrificante potenza dispiegata dall'esercito eurasiano che sfilava dietro di essa, erano davvero di troppo, per essere sopportati: senza contare che la semplice vista, o addirittura anche il solo pensiero di Goldstein producevano automaticamente un misto immancabile di paura ed irritazione.

    Esso era oggetto d'odio assai più costante che non l'Eurasia ovvero l'Estasia, dal momento che quando l'Oceania era in guerra con l'una di queste potenze era generalmente in pace con l'altra. C'era sempre un qualche ingenuo fresco fresco che aspettava di farsi sedurre da lui.

    Non passava giorno senza che spie e sabotatori che agivano alle sue dipendenze fossero smascherati dalla Psicopolizia. Egli era a capo di un vasto esercito fantasma, una vasta trama di complotti clandestini intesa al rovesciamento dello Stato.

    Si credeva che si chiamasse La Fratellanza. Si mormorava anche d'un certo terribile libro che costituiva il compendio di tutte quelle eresie, del quale Goldstein era l'autore e che circolava clandestinamente qua e là. Era un libro senza titolo. La gente vi alludeva, seppure osava farlo, semplicemente come a il libro.

    Ma queste cose si sapevano solo molto nel vago, per sentito dire. Né la Fratellanza, né il libro erano argomenti che un comune membro del Partito avrebbe toccato, se poteva evitarli. La gente si levava e si rimetteva a sedere con gran rimestio, e urlava quanto più poteva nello sforzo di coprire il belato di quella voce maledicente che veniva dallo schermo.

    La donnetta dai capelli color sabbia era diventata rossa come un peperone e apriva e chiudeva la bocca come un pesce tratto fuor d'acqua. Perfino la faccia di O'Brien mostrava d'arrossire. Stava seduto, ben diritto, sulla sedia e il suo petto possente s'agitava come se dovesse resistere all'assalto di un'ondata. In un momento d'improvvisa lucidità, Winston si accorse che anche lui stava strillando come tutti gli altri, e batteva furiosamente i tacchi contro il piolo della sedia.

    La cosa più terribile dei Due Minuti d'Odio non consisteva tanto nel fatto che bisognava prendervi parte, ma, al contrario, proprio nel fatto che non si poteva trovar modo di evitare di unirsi al coro delle esecrazioni. In trenta secondi, ogni tentativo di resistere andava all'aria. Una fastidiosa estasi mista di paura e di istinti vendicativi, un folle desiderio d'uccidere, di torturare, di rompere facce a colpi di martello percorreva l'intero gruppo degli astanti come una sorta di corrente elettrica, tramutando ognuno, anche contro la sua stessa volontà, in un paranoico urlante e sghignazzante.

    In quello stesso momento, infatti, l'odio di Winston non era affatto nutrito contro Goldstein, ma al contrario andava alimentandosi contro il Gran Fratello, il Partito e la Psicopolizia; e in quei momenti il suo cuore, invece, si sentiva solidale con quell'eretico deriso e solitario sullo schermo, unico custode di verità e di senno in un mondo di bugie.

    Eppure un minuto appresso egli si trovava completamente d'accordo col resto della gente e tutto quel che si diceva di Goldstein gli sembrava perfettamente vero. Era perfino possibile, in certi momenti, dirigere il proprio odio da una parte, ovvero dalla parte contraria, con un semplice atto della volontà.

    Improvvisamente, con quello stesso sforzo violento col quale ci si libera dal cuscino in cui è impastoiato il nostro capo durante un incubo notturno, Winston riusciva a trasferire il suo odio dalla faccia sullo schermo alla ragazza bruna che gli sedeva dietro. Allucinazioni vivide, attraenti, nel loro sinistro splendore, gli attraversavano la mente. L'avrebbe fatta morire, a poco a poco, a colpi di sfollagente. L'avrebbe legata tutta nuda a un palo e poi l'avrebbe crivellata di frecce, come San Sebastiano.

    L'avrebbe violentata e poi le avrebbe tagliato la gola, nell'attimo del godimento supremo. L'odiava perché era giovane e carina e perché affettava di voler fare a meno del sesso, perché avrebbe voluto andarci a letto e non ci sarebbe mai andato, perché attorno alla sua vita dolcemente flessuosa, che quasi sembrava chiedere d'essere allacciata dal suo braccio, c'era invece quell'odiosa cintura rossa, simbolo aggressivo di castità.

    Erano soltanto poche parole d'incoraggiamento, quel genere di parole che si dicono nell'infuriare della battaglia, che non sanno riconoscersi una per una, ma che infondono nuova fiducia per il solo fatto di essere pronunciate. E fu chiaro che s'era messa a pregare.

    Continuarono per quasi trenta secondi. Era un motivo che si sentiva ripetere spesso nei momenti di prorompente emozione. Era in parte una sorta di inno alla maestà e alla saggezza del Gran Fratello, ma soprattutto era un atto di autoipnosi, un deliberato ottenebrarsi della coscienza nell'ostinato ripetersi di un ritmo.

    Le viscere di Winston parvero raffreddarsi. Naturalmente pestava come tutti gli altri. Era impossibile fare altrimenti. Ma c'erano pure un paio di secondi durante i quali gli occhi avrebbero potuto anche tradirlo. E proprio in quel momento il fatto compromettente accadde, seppure accadde. Per un istante colse lo sguardo di O'Brien.

    O'Brien s'era alzato in piedi. S'era tolto gli occhiali e stava appunto riaggiustandoseli sul naso col suo gesto caratteristico. Era come se le loro menti si fossero aperte e i pensieri dell'uno andassero a pescare nella mente dell'altro attraverso gli occhi. Conosco tutto il tuo disprezzo, il tuo odio, la tua nausea. Ma non ti preoccupare, sono dalla parte tua! Tali incidenti non avevano mai alcun seguito.

    Tutto quel che sapevano provocare era di mantener viva in lui la fiducia, o almeno la speranza che c'erano altri nemici del Partito oltre a lui.

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    Forse quel che si diceva dei complotti era vero, dopo tutto; forse la Fratellanza esisteva sul serio! Era impossibile, nonostante gli innumerevoli arresti, le confessioni e le esecuzioni, essere sicuri che la Fratellanza non fosse soltanto un mito.

    Certi giorni ci credeva, certi altri giorni non riusciva a crederci. Non c'era nessuna prova, solo improvvisi e incerti accenni che potevano significare tutto e nulla: frammenti di conversazioni sorprese per caso, scritte quasi cancellate sulle pareti dei cessi… una volta, anche, allorché due sconosciuti s'erano incontrati, un certo strano movimento delle mani ch'egli aveva sospettato potesse essere una sorta di segnale di riconoscimento.

    Tutte congetture: molto probabilmente aveva immaginato ogni cosa. Era ritornato al suo cubicolo senza voltarsi a riguardare O'Brien. Sarebbe stato incredibilmente pericoloso anche se avesse saputo in che modo regolarsi. Per un secondo, forse per due secondi, essi s'erano scambiati una specie di equivoca occhiata e questo era il principio e la fine di quella storia.

    Ma anche quello era, comunque, un avvenimento memorabile, nella solitudine in cui si era condannati a vivere.

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    Il gin stava risalendo dallo stomaco. I suoi occhi rividero ancora la pagina. E non era più la calligrafia goffa e incerta di prima.


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